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Le Notti dell'Aspide

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Roccadaspide (SA)

Roccadaspide840

“Rocca grande ed imponente
Ostacola e protegge
Circondata dal fiume Calore
Dona ed ospita antichi passanti
Da Spartaco a Federico
Aspide è il suo
Simbolo potente
Pieno di storia e di orgoglio
Immensa è la sua storia
Dentro cui si trova l’onore
Ed il coraggio degli uomini”

Non è dato avere notizie precise riguardo alla fondazione di Roccadaspide. Le fonti più attendibili, attestano l’esistenza di un primo nucleo abitativo sin dall’anno 900. Le stesse fonti, tuttavia, ne attribuiscono una denominazione diversa; sembra che detto centro, originariamente fosse chiamato Casavetere di Capaccio e San Nicola de Aspro, perchè sorto intorno ad un’antica chiesa bizantina.
Intorno al 1.100, dalla ricerca toponomastica, il nome fu “Rocca de Aspis” o “Rocca D’Aspris” – dal greco “aspis”: scudo o difesa –, da cui l’ipotesi, più probabile, che lo sperone di roccia impervio, su cui sorse l’antica rocca, sia stato scelto dagli esuli di Paestum e delle zone costiere in seguito all’incalzare delle incursioni saracene.
L’antico insediamento, col solo accesso dalla vallata e difeso alle spalle da impenetrabile boscaglia, lo troviamo indicato come “Castrum Rocce de Aspio” (castello, fortezza), nelle “Rationes decimarum Italie” degli anni 1308 -1310, perciò fu uno dei centri fortificati nel periodo normanno.
In seguito la rocca fece parte della Baronia dei Fasanella e, poi, passò con la dominazione angioina, ai Sanseverino, Baroni del Cilento, ai quali fu asservito fino alla metà del 1500, quando la linea primogenita della Famiglia si estinse.
La baronia del Cilento, costituita fino allora da una sola “università”(comune), quale feudo cosiddetto in demanium o in capite, in quanto concesso direttamente dal Re (a Domine Rege), fu divisa in suffeudi, cosiddetti in servizium, in quanto ottenuti per sub-concessione da un altro vassallo.
Il suffeudo di Roccadaspide fu venduto ai Principi Filomarino che lo tennero fino all’inizio del 1800, durante tale periodo il nome divenne“Rocca dell’Aspide”. Il suo nome (si spera definitivo) fu trasformato nel 1850 in “Roccadaspide”.
Il Borgo fu fiorente alla fine nel 1500 e per la prima metà del seicento, contava circa 251 fuochi (nuclei familiari) che assommavano a 1255anime (abitanti).
Lo sviluppo subì un arresto verso la metà del seicento a causa della Peste nel 1656, che dimezzo la popolazione e colpì tutti i frati minori conventuali del monastero di San Francesco, perciò nel 1669 la popolazione risultò di 630 abitanti.
L’antico Borgo si riprese tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700; in pochi decenni ebbe un rapido sviluppo, tanto che al censimento del 1750 – con il Curato don Luca Crescella – furono contate 2892 anime.
Fattore di notevole progresso fu anche la nuova strada per Capaccio, tagliata nella roccia scoscesa della “Difesa S. Maria.”. In memoria dell’avvenimento una lapide fu incisa nella roccia in località Scanno datata 1728.
Dopo due secoli, durante i quali lo Stato Napoletano era stato degradato ad un vice-reame spagnolo, con l’avvento, nel 1734, di Carlo III di Borbone sul trono di Napoli, finalmente indipendente, iniziò un periodo di riforme proiettato verso un migliore assetto politico e sociale in tutte le Università del Regno, che lasciò un’indelebile impronta nelle opere pubbliche e amministrative del regno.
La popolazione del Borgo, costituita in precedenza da vassalli e contadini, oltre che dai lavoratori già al servizio della corte, gradatamente andò assumendo uno spirito più comunitario, dando spazio a categorie d’artigiani, di cui si riportarono le denominazioni dell’epoca: sonatore, panettiere, azzimatore (addobbatore), cucitore, carrese, calzolaio, tavernaio, ortolano, potatore, armiere, chianchiere, cernitore, tessitrice, ricamatrice.
Agli antichi vassalli di corte si sostituì la nascente borghesia, a cui appartenevano le famiglie proprietarie dei beni Burgensatici (beni patrimoniali privati, acquisiti per compera o eredità e non di natura feudale).
Da queste famiglie avevano origine i notai (tra cui il notaio Gennaro Crescella che esercitò dal 1703 al 1768), gli esattori che riscuotevano ilfocatico (una sorta d’imposta di famiglia), i cancellieri (con funzioni di segretario comunale) e gli speziali di medicina.
Furono numerosi gli appartenenti al clero che ebbero parte attiva nella vita della cittadella, tra cui molti Crescella.
Il proseguimento della strada verso l’interno del Cilento diede a Roccadaspide un ruolo importante, quale via di transito per i Paesi dell’interno e il conseguente disboscamento della difesa San Paolo dischiuse la via allo sviluppo del nucleo abitato in direzione Sud-Est. Sorgevano “Le case di propria abitazione con piccoli giardini di delizie, e non di rendita ad essi attaccati …”, – dalla frase che si estrae nella seconda Prammatica che regolava il catasto Onciario, ordinato da Re Carlo III.
Divenne, così, secondario il disagevole accesso da valle e per questo il quattrocentesco Convento Francescano di S. Maria delle Grazie – detto di S. Antonio – ne fu penalizzato, mentre se n’avvantaggiarono il seicentesco Convento Carmelitano di Santa Maria dell’Arco e il Monastero Conservatorio di clausura di S. Elisabetta.
Nell’ottocento l’abitato si estese in località “Perillo”, al disopra della strada detta “Giardino”. Nella metà del secolo fu costruito il Cimitero sull’ex difesa S. Paolo, in virtù del Rescritto Reale di Gioacchino Murat che stabilì nuove norme istituzionali, promulgate nel 1817, con il quale fu proibita la sepoltura nell’interno delle Chiese.
Nella seconda metà del secolo scorso è stato costruito l’Ospedale nella zona del Cimitero. L’ampliamento urbano è avvenuto lungo la direttrice per le “Cesine”. Poi, con l’apertura della Strada attraverso i Castagneti, è stato realizzato il Campo Sportivo.
Adesso è in corso uno sviluppo residenziale in località “Carpine”, favorito anche dalla recente apertura della Strada Tangenziale per la suddetta località.
Oggi Roccadaspide è il centro agricolo e commerciale della Comunità Montana del Calore Salernitano, con circa diecimila abitanti, di cui, però, poco più di un terzo risiede nel centro urbano, mentre la restante parte è distribuita nel vasto territorio comunale, in case sparse e Borgate rurali, alcune delle quali hanno assunto l’aspetto di veri Centri abitati Satelliti.
Il suo territorio è occupato, a monte, da estesi castagneti che producono i famosi marroni, mentre nelle zone collinari e pianeggianti si producono olio, vino e cereali.
La cittadina, al passo con i tempi, con nuove industrie per la trasformazione dei prodotti agricoli e quelle estrattive delle cave di pietra calcarea, con attività terziarie e commerciali che occupano un gran numero di persone, si contraddistingue in maniera evoluta e progressista.

IL BORGO ANTICO

Le strette vie, una volta in maggior parte a gradoni, con la sola eccezione di quella che sale al Serrone, confluiscono tutte sulla Piazza davanti all’ingresso del Castello, anche attraverso caratteristici passaggi coperti da volte. Nelle viuzze che s’inerpicano verso il Castello possiamo ammirare vecchi portali delle abitazioni, con incisa la data della casa (1600 -1700).
Un particolare bassorilievo di fattura quattrocentesca è incastonato alla base di una cantonata di casa, recentemente intonacata.
La Piazza, dominata dal Castello, è coronata a Sud dal Palazzo “Stromillo”, ad Ovest dalla Chiesa dei Morti e a Nord dalla vecchia casa Crescella (lo testimoniava un’incisione nella chiave dell’arco rimosso dopo il bombardamento del 1943).
La prospettiva della Piazza è completata dalla Fontana dei Delfini. Il Palazzo Stromillo fu edificato nel 1878 inglobando la Cappella dell’Annunziata, la quale fu per alcuni anni dei Crescella e, nel 1849, fu venduta al Cavalier Maurizio Giuliani, proprietario del Castello.

IL CASTELLO

Oggi il Castello ha il tipico aspetto delle Costruzioni Militari Quattrocentesche. Si ritiene che la data della sua fondazione sia il 1245, quando Federico II pose l’assedio a Capaccio. Altre fonti invece la fanno risalire addirittura al 1092 secondo un documento di Gregorio di Capaccio in cui si parla del “Castello di Rocca”. Sono state formulate altre ipotesi, prive però di sostegno.
Sicuramente prima dell’attuale costruzione, doveva essere una rocca fortificata al tempo dei Principi longobardi del ducato di Benevento, ampliato con nuove opere difensive sotto la baronia dei Fasanella, avvicinandosi al suo aspetto attuale con le installazioni difensive quattrocentesche del ramo della famiglia Sanseverino, Baroni del Cilento.
Nella metà del XVI secolo la baronia del Cilento, che costituiva fino allora una sola “Università” (comune), fu divisa in un gran numero di feudi che furono posti in vendita.
Il Castello di Rocca fu acquistato dai principi Filomarino che lo tennero fino ai primi decenni dell’Ottocento, con Giovanbattista, che divenne primo signore di Rocca nel 1549 e Tommaso.
I due avevano ricevuto dal papa, come riconoscimento del coraggio dimostrato durante la battaglia d’Otranto del 1480 contro i Turchi, due statuette di legno. In esse erano contenute le reliquie dei Santi Sinforosa e Getulio e dei loro sette figli, martiri sotto l’imperatore Settimio Severo nel 194 dc – i due santi divennero i patroni di Roccadaspide. La costruzione ha subito ristrutturazioni anche con i Filomarini: Le torri cilindriche sono del cinquecento, mentre l’ala Sud-Est presenta rifacimenti settecenteschi.
Attraverso una gradinata esterna del settecento e un passaggio a volta si entra al Cortile Interno, che presenta caratteristiche
simili a quelli dei palazzi quattrocenteschi; da qui si sale per una scalinata con porticato, al piano abitato dagli attuali proprietari. Tracce delle antiche mura che lo circondavano oggi incorporano costruzioni riedificate dopo il bombardamento alleato del 1943.
All’inizio del 1800 la proprietà passò alla Famiglia Giuliani. I discendenti, ancora oggi, ne custodiscono le opere d’arte, collocate nei saloni e stanze destinate alle famiglie principesche e alla corte.

Si ringraziano il sito www.cittadiroccadaspide.it e il prof. Enzo Crescella per il materiale fornito.